Riserva Naturale della Valle dell’Aniene

Valle dell’Aniene tra Storia e Cultura

Museo del Pleistocene

museo del pleistocene La bassa valle dell’Aniene è nota per significativi rinvenimenti (Ponte Mammolo, Sedia del Diavolo, Saccopastore, Monte delle Gioie), tra i quali spiccano i crani pre-neanderthaliani di Saccopastore. I primi abitanti della regione quindi, frequentarono assiduamente i terrazzi fluviali dell’Aniene, ambiente favorevole per la caccia e la sosta. La “musealizzazione all’aperto” del deposito pleistocenico di Rebibbia-Casal de’ Pazzi è un esempio interessante di conservazione di un frammento di “paesaggio fossile” sottratto all’aggressione dei processi di urbanizzazione; tra i numerosi giacimenti del paleolitico rinvenuti lungo il tratto dell’Aniene compreso nell’area urbana di Roma, infatti, il sito di Rebibbia-Casal de’ Pazzi è l’unico preservato e fruibile.

Il sito è stato scavato dalla Soprintendenza Archeologica di Roma tra il 1981 ed il 1986, a seguito di un rinvenimento occasionale durante l’esecuzione di lavori pubblici. Le indagini hanno messo in luce l’antico alveo del fiume riempito da un deposito di strati alternati di ghiaie e sabbie fluviali, ricco di strumenti litici e resti animali, databile circa 200.000 anni fa.

Oltre 2000 sono i reperti faunistici recuperati, riferibili in prevalenza a mammiferi, tra i quali alcune zanne dell’elefante antico, una specie estinta notevolmente più grande di quella attuale; ma sono stati individuati anche alcuni resti di rettili e di uccelli acquatici, quali l’oca lombardella, il fischione, la canapiglia e l’alzavola. Numerosi anche gli strumenti litici rinvenuti: oltre 1500 manufatti ottenuti dalla lavorazione di schegge, nuclei e piccoli ciottoli silicei; rari, invece, gli strumenti realizzati su osso.

Di particolare rilievo, infine, è la scoperta di un frammento di cranio umano che gli antropologi riconducono ad una forma arcaica di Homo Sapiens. I rinvenimenti permettono di ricostruire un paesaggio fluviale caratterizzato da bacini palustri popolati da ippopotami e da vaste zone di foreste e radure con cervi, caprioli e daini.

via Ciciliano s.n.c. (prossimo al confine della Riserva)
Per apertura e visite guidate: Sovrintendenza
Comunale tel. 06 24404006
www.comune.roma.it/museocasaldepazzi

Villa Romana

Riserva Naturale della Valle dell’Aniene-storia-e-cultura-museo-villa-romanaNei pressi del sentiero natura di via Tilli sono visibili pochi resti di una villa di età repubblicana prospiciente il fiume, che fu frequentata anche in età imperiale sino al IV secolo d.C., in relazione alle attività economiche che animavano l’ambiente vallivo quando l’Aniene era navigabile.

Sono visibili alcune strutture di fondazione in opera quadrata di tufo ed un complesso idraulico costituito da una cisterna a cunicoli e due pozzi; mentre alcune strutture idrauliche connesse ad un impianto agricolo sono state parzialmente compromesse dalla costruzione della strada moderna.

via M. Tilli
Resti visibili lungo il percorso ciclabile.

Torre di Ponte Salario

Riserva Naturale della Valle dell’Aniene-storia-e-cultura-torre-di-ponte-salarioNel Medioevo, una serie di torrette con funzione difensiva e giurisdizionale controllava il primo tratto della via Salaria sino al ponte sull’Aniene, che in seguito (1798) fu distrutto dalle truppe napoleoniche in fuga. Di questi antichi presidi rimane solo un’alta torre visibile immediatamente al di là del ponte Salario, sulla sinistra della via.

La vedetta (XII sec.), impostata sui resti di un sepolcro romano identificato erroneamente come la Tomba di Caio Mario, potrebbe individuarsi con la Torre del Caricatore ricordata in un atto di vendita del 1396 in favore di Buzio Ranieri di Cola, nobile romano del Rione Colonna. Nel 1539 la torre era di proprietà della famiglia dei Crescenzi; all’edificio si addossò un casale che ha conservato a lungo la funzione di osteria.

Nella seconda metà dell’Ottocento in prossimità della torre si teneva la festa degli Artisti organizzata dalla Società di Ponte Mollo, che riuniva gli artisti tedeschi residenti a Roma. La cerimonia in origine si concludeva alle antiche cave di Tor Cervara, divenute con il tempo impraticabili. Un singolare corteo mascherato muoveva da Porta Maggiore per giungere in prossimità di Ponte Salario dove, dopo un lauto banchetto, i partecipanti si lanciavano in giochi e sfide goliardiche, dette olimpiadi; tali erano le bizzarrie che per alcuni anni l’evento fu vietato dal governo papale. La festa, che apriva la stagione primaverile, era intesa come cerimonia di ringraziamento alla Campagna Romana che gli artisti riconoscevano quale musa ispiratrice delle loro opere.

via di Torre Salaria
Visibile all’altezza della pista ciclabile dell’Aniene.

Ponte Nomentano

Riserva Naturale della Valle dell’Aniene-storia-e-cultura-ponte-nomentano-2Ponte Nomentano è uno dei monumenti più suggestivi della Campagna Romana, apprezzato e ritratto da numerosi incisori ed artisti tra il XVI ed il XIX secolo, e da fotografi a partire dalla metà dell’Ottocento.

Venne eretto dai Romani tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C., nel punto in cui la via Nomentana superava il fiume Aniene, dove probabilmente sin dalla preistoria avveniva il passaggio delle mandrie transumanti verso il mare. Infatti, la struttura romana, in origine a duplice arcata, conserva un’effigie con testa bovina e clava che richiama il culto di Ercole, nume tutelare degli armenti e dei commerci.

Procopio riferisce che durante la guerra greco-gotica (VI sec. d.C.) Totila avrebbe abbattuto tutti i ponti sull’Aniene (compreso il ponte Nomentano), mentre successivamente Narsete avrebbe provveduto a restaurarli. La struttura medievale del ponte, munito di torri e merli come si presenta oggi, si deve a Papa Niccolò V (1447-1455), come attesta lo stemma apposto sul fronte verso Roma (con targa N PAPA V).

Il ponte subì numerosi assalti ed occupazioni: nel 1433 ad opera di Nicolò Fortebraccio, nel 1485 da parte di Paolo Orsini. Nel 1849 le truppe francesi fecero saltare il ponte per una lunghezza di sette metri nel tentativo di arrestare i garibaldini che da Monterotondo marciavano su Roma. Presto fu comunque ripristinato.

via Nomentana
Visibile proseguendo oltre la pista ciclabile dell’Aniene

Casale della Cervelletta e Chiesa di S.Maria dell’Immacolata

Riserva Naturale della Valle dell’Aniene-storia-e-cultura-casale-della-cervellettaArroccato su una rupe tufacea a controllo delle antiche vie Collatina e Prenestina e della Valle dell’Aniene, il complesso fortificato della Cervelletta emerge con la sua alta torre medievale circondata da massicci corpi di fabbrica costruiti nei secoli XVIXVII dalle famiglie Sforza e Borghese.

Secondo alcuni studiosi, il toponimo sarebbe la corruzione del termine cervaretto, derivante dalla presenza nel territorio di riserve di cervi.

Altri invece ipotizzano una derivazione dal latino acervus (cumulo) per la presenza delle cave romane, dove si creavano imponenti cumuli dagli scarti di lavorazione ed estrazione del tufo. La tenuta della Cervelletta era un vasto fondo medievale di proprietà ecclesiastica, che fu prima del monastero di S .Tommaso in Formis ed in seguito della Basilica di S. Lorenzo fuori le mura.

Nel XVI secolo il fondo venne rilevato dalla famiglia Sforza che lo tenne sino al 1628, quando venne acquistato dal Cardinale Scipione Borghese. Nel corso del XVII secolo il casale si strutturò come una residenza di campagna e sviluppò la sua parte produttiva. La struttura è costituita da un corpo centrale voluto dai Borghese, il cui stemma di famiglia campeggiava sino al 1950 sulla finestra centrale del piano superiore; l’accesso al casale avviene attraverso un elegante portale che immette in un portico, il quale a sua volta conduce agli ambienti residenziali e, attraverso un cortile interno, agli spazi di servizio con le stalle ed i fienili.Riserva Naturale della Valle dell’Aniene-storia-e-cultura-casale-della-cervelletta

Nel piano nobile è un salone con camino, sul quale è dipinto lo stemma della famiglia Salviati, che fu proprietaria del casale nel XIX secolo; degna di nota è anche l’ampia loggia coperta caratterizzata da due grandi aperture ad arco. La torre medievale (XIII sec.), coronata da merlatura guelfa, è di notevole altezza ad indicare l’originaria funzione giurisdizionale e di vedetta.

Una campana richiamava i fedeli per la funzione religiosa presso la cappella dedicata all’Assunta, che sorgeva dove nel 1911 è stata edificata la nuova Chiesa di S. Maria Immacolata: un interessante esempio di architettura minore realizzata su disegno del Marchese Carlo Lepri con decorazioni interne opera di Giovanni Battista Conti.


via di Tor Cervara
Visite guidate: Associazione Insieme per l’Aniene
tel. 06 82003837

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Riserva Naturale della Valle dell’Aniene

Via Virgilio Melandri – 00155 Roma
06.82003837

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