Riserva Naturale della Valle dell’Aniene
Un parco per il fiume Aniene
Dalle sorgenti poste sul monte Tarino a circa 1000 metri d’altitudine, nel cuore del Parco Regionale dei Monti Simbruini, percorrendo a volte in modo impetuoso i primi 100 e più chilometri tra luoghi e paesi ricchi di storia, il fiume Aniene, carico di vita, arriva alle porte di Roma entrando nei pressi dell’antico rudere della Torraccia nella Riserva Naturale della Valle dell’Aniene.Nel 1997, in recepimento della legge quadro nazionale sulle aree protette (L. 394/91), la sua area è stata perimetrata e sottoposta a tutela, escludendo la porzione di territorio oltre il Grande Raccordo Anulare, diversamente da quanto previsto dalla proposta istitutiva deliberata dal Comune di Roma nel 1995, che comprendeva anche il corso del fiume a monte fino al confine comunale.


Grande cuneo verde per la maggior parte al servizio delle aree più periferiche dell’Urbe come i quartieri di Tor Cervara, Tor Sapienza, Collatino e Talenti, la Riserva dà rifugio a 53 specie ornitiche nidificanti ed ospita specie acquatiche di rilievo inserite nella Direttiva Habitat, come la lampreda di torrente o la rovella, specie endemica delle regioni centro-meridionali.
Estendendosi per 620 ettari dal Grande Raccordo Anulare alla confluenza con il fiume Tevere, fin quasi a raggiungere il cuore della Città eterna, disegna un paesaggio vario risultato di un lungo processo evolutivo geologico iniziato almeno 300.000 anni fa, nel quale zone pianeggianti in prevalenza umide vengono interrotte da modesti rilievi tufacei e da ingenti quantità di terre di riporto, testimonianza dell’attività umana che spesso con la sua opera ha colmato antiche casse di espansione fluviale determinandone in parte l’assetto territoriale odierno.
Nato con finalità di conservazione, recupero e restauro ambientale questo Parco fluviale, che comprende le aree scampate alla pesante urbanizzazione della seconda metà del XX secolo, subisce purtroppo una forte e continua pressione sui suoi fragili ecosistemi. Danneggiato anche dalla presenza di uno dei pochi poli industriali della Capitale, il “Teverone”, fulcro di questa componente del patrimonio naturalistico romano, si trova così ad essere come già nel 1955 descriveva Pier Paolo Pasolini nel suo “Ragazzi di vita”, in gran parte già compromesso con gravi ripercussioni sulle sue funzionalità di depurazione biologica delle acque e di prezioso corridoio ecologico.
Inciso nei depositi piroclastici del Pleistocene emessi dai centri eruttivi dei Colli Albani, il basso corso del fiume Aniene, teatro di fasi alterne di erosione e deposizione legate alle variazioni millenarie del livello marino, dalle antiche cave di Tor Cervara non lontane dal Grande Raccordo Anulare, dopo aver attraversato o lambito punti storici come i ponti Mammolo, Nomentano e Salario o come l’Acquedotto Vergine costruito da Agrippa nel 19 a.C., si getta nel Tevere confluendo nel suo lato sinistro. Si possono così trovare nei larghi meandri incisi dal fiume depositi di ghiaie, limi ed argille non di rado contenenti resti fossili di grandi mammiferi, anche relativi ad ambienti e climi diversi dall’attuale; esempio evidente ne sono i reperti di elefanti, ippopotami e cervi ed i rinvenimenti appartenenti a specie ominidi presso il sito di Saccopastore, collocato all’interno del quartiere Nomentano.
La morfologia a meandri incassati, cha origina fenomeni di inversione termica, la scarsa permeabilità dei terreni affioranti, gli apporti dal reticolo

idrografico minore composto da fossi come quello di Tor Cervara, ne fanno una zona dal clima locale di tipo prevalentemente umido minacciato costantemente dalla crescente pressione antropica, determinante una situazione nel complesso più calda ed arida conosciuta come “isola di calore”. É in questo contesto che vengono ospitate circa 900 specie vegetali tra le quali l’autunnale girasole del Canada, l’assenzio, la lisca maggiore, il primordiale equiseto, l’appariscente giaggiolo acquatico o anche l’albero di Giuda, il pioppo nero, l’acero americano, il salice bianco o l’esotico albero del paradiso ed è qui che insistono realtà eccezionali per valori ambientali come quella della Cervelletta, unico relitto di un’area palustre una volta più vasta, vero e proprio “cuore zoologico” della Riserva nel quale, tra la tipica vegetazione di tipo igrofilo, vive una fauna ricca e diversificata.
È in questi otto ettari che si concentra la popolazione anfibia della Riserva rappresentata da 4 specie, tra le quali il tritone comune (probabile anche la presenza del tritone crestato), e nei quali si segnala la presenza di rettili di interesse conservazionistico come la testuggine palustre o dove con grande pazienza è possibile osservare tra gli estesi canneti le specie più rare della comunità ornitica presente, come il beccaccino mentre esegue il suo caratteristico volo di parata o il martin pescatore in attesa della sua preda giornaliera.
La Riserva Naturale della Valle dell’Aniene, al di là del suo valore naturalistico intrinseco, rappresenta per la comunità un grande polmone verde dispensatore di prezioso ossigeno ed un importante corridoio di connessione ambientale al centro di un’area fortemente urbanizzata, dove l’uomo trova uno spazio nel quale soddisfare le proprie esigenze di verde tra storia, natura e società.
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Riserva Naturale della Valle dell’Aniene
Via Virgilio Melandri – 00155 Roma
06.82003837


Quartiere che vai, nome che trovi!
Passo a due
L’Iris pseudacorus, un falso storico
La Riserva comprende l’ultimo tratto del fiume Aniene, che dai monti Simbruini, drenando lungo 120 km di corso un bacino di 1414 kmq, arriva a sfociare nel Tevere con una portata media sui 35 mc/s. Purtroppo arriva al Grande Raccordo Anulare, confine della Riserva, già inquinato dagli insediamenti civili ed industriali intorno alla Tiburtina, e subisce anche il carico dei reflui trattati di circa un milione di abitanti.
